Vacanza Estiva a Bibione anno 2007 di GianVittorio Randaccio

Questa è indubbiamente un’estate di grandi viaggi: i miei amici hanno deciso di prendere e andare in posti lontani, quasi dall’altra parte del mondo. Il Burro e Laura vanno in Madagascar, Ludo in Mozambico, Sara e il Manz in Messico, Elisa in Egitto. Grandi viaggi, grandi divertimenti, grandi esperienze. Io no. Io quest’anno vado a Bibione, con una b sola, località turistica tra la laguna e il mare, forse in Veneto, forse in Friuli, non so. Controllo sulla Garzantina: dovrebbe essere tra Bibbiena e bibliografia, ma non c’è, se la saranno dimenticata. Sono un po’ indeciso, sarà la scelta giusta?

A Bibione vado con La Cordata, un’associazione di Gorgonzola che si occupa di organizzare le vacanze a un gruppo di disabili. L’ho conosciuta un po’ per caso, scegliendo tra i nomi di varie associazioni dello stesso tipo, attirato, in quest’estate un po’ derelitta, dall’idea di mettermi al servizio di altre persone, rendendomi utile per qualcosa che vada oltre alle mie esigenze. Lorenzo al telefono mi ha detto che non bisogna fare corsi, non bisogna avere precedenti esperienze: basta essere se stessi, farsi coinvolgere e non avere paura di mettersi in gioco. Io, a essere sincero, un po’ di paura ce l’ho, ma mi butto: male che vada scriverò la voce che manca sulla Garzantina.

Al Villaggio Turistico Internazionale arriviamo in una quarantina, equamente divisi tra volontari e disabili, su un pullman che vorrebbe fendere il traffico e fare slalom fra le corsie ma che si deve arrendere alle sue dimensioni e, soprattutto, al traffico. Se andavamo in Egitto facevamo prima, penso anche a un certo punto, ma è un pensiero che vola via in un attimo. Il villaggio che ci ospita è enorme: ci sono tende, roulotte, bungalow, appartamenti, supermercati, ristoranti, è una specie di piccola città, della quale noi occupiamo subito un quartiere, sistemandoci nei nostri appartamenti. Io dividerò il mio tempo in particolare con Michele, con il quale ogni discorso è un’occasione nuova per sorprendersi: domande e risposte sembrano correre su binari paralleli, sempre vicini ma sempre lontani. Difficilmente si incontreranno, ma già il provare a farglielo fare non è cosa da poco.

La vita quotidiana è molto ben organizzata, scandita in particolar modo dai sacri appuntamenti al ristorante (colazione, pranzo e cena), in cui mangiamo tutti insieme ruotando posti e piatti, in modo da conoscersi tutti un po’ meglio: intorno a questi riti cercano di ritagliarsi uno spazio le classiche attività vacanziere. Ci sono la spiaggia, la piscina, la discoteca, la passeggiata serale, la gita. C’è anche il brutto tempo, mannaggia, ma la cosa non ci spaventa: in barba alla pioggia noi facciamo magliette, decoriamo bungalow, creiamo costumi e coreografie per le favole. Siamo sicuramente la zona più operativa di tutto il villaggio.

Con il passare dei giorni conosco meglio sia i volontari, sia, soprattutto gli “amici” (al ristorante ci conoscevano così) disabili. Un concentrato di situazioni diverse e, per me, inimmaginabili, fino a qualche giorno prima della partenza. Ognuno ha la sua voce, i suoi desideri, il suo modo di porsi con il mondo; a volte non c’è nemmeno bisogno di sforzarsi per capirli, basta uno sguardo o un gesto; a volte ci vuole più impegno, ma un risultato c’è sempre, non si lascia mai niente per strada. È la prima volta che mi trovo in una situazione di questo genere, e già dopo un paio di giorni mi sembra di essere in un luogo inesplorato, lontano dalle rotte comuni, in cui trovare cose che nessuno sa neanche di cercare. Tra i volontari e i ragazzi c’è un clima rilassato e amichevole, tutto si risolve sempre in un sorriso, tra storie e barzellette che solo qui si possono ascoltare.

Alla fine della settimana mi dispiace dover andare via, mi sembra che tutto sia appena cominciato e invece è già finito. Michele fa il duro (“Uno di meno!” mi dice) ma io so che gli mancherò, come mi mancheranno tutti gli altri, ognuno a modo suo. So anche che li rivedrò presto, però, perché ho anche deciso che questa sarà solo la prima delle mie esperienze con i ragazzi della Cordata.

So anche, e la cosa mi sembra ancora adesso incredibile, che quando i miei amici mi racconteranno di serpenti velenosi nella giungla, di traversate nel deserto a bordo di un cammello o di bagagli persi in aeroporto, io li guarderò con studiata sufficienza e gli dirò (non prima di aver inviato una lettera di protesta alla Garzanti): “Pivello, prova ad andare a Bibione, e poi mi dici. Tu una vacanza così te la scordi”.

 

 

Gianvittorio Randaccio

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